I miei Cinema Paradiso. Vi riporto al Morelli (di Paride Leporace)

 

Sono tempi in cui abbiamo bisogno di memorie e ricordi vivi. Considerato che sono trent’anni dell’Oscar a Nuovo cinema Paradiso, film molto amato perché noi che abbiamo passato tanto tempo nelle sale siamo legati ai ricordi di quei luoghi e di quelle visioni, ho deciso di compiere dei brevi viaggi in quei Cinema della mia Itaca dove sono entrato in fasce (ebbene sì meriito della cinefilia popolare di mia madre) e poi man mano, crescendo in altezza, più sui sedili di legno delle platee che sulle poltrone delle tribune.

Ti porto oggi caro lettore al Cinema Morelli della mia Cosangeles. Un edificio imponente nella sua struttura razionalista posto su un lato del fiume e dietro la piazza dei Valdesi che per molti significava arricchire il film con un cono da Zorro, un bel nome da spettacolo.

Uscire da un film e vedere il fiume. Che bel momento di cinema.

C’era stato su quel sito il teatro Politeama che le bombe della guerra avevano gravamente danneggiato. Quando ci si alzò in piedi la famiglia Morelli decise che si doveva investire su un Cinema bello e moderno. Era lo spettacolo più diffuso e ed economico.

Io ricordo come un sogno un simbolo con le teste di quattro cavalli insieme a quei biglietti 🎟 stretti e colorati con la donnina in controluce. Un atrio ampio con il bar a curva e la scala che sale in tribuna.

Io di quel Morelli conoscevo ogni antro perché ho avuto la fortuna di essere compagno di scuola di Alessandro Fazio dalla prima elementare al Terzo liceo, il figlio di Ciccio Fazio barista, proiezionista, maschera, cassiere e uomo di fiducia dei Morelli. Ma soprattutto custode del cinema. La sua casa era dentro nei piani alti dei cinema. Quindi da una porticina io e Alessandro entravamo a vedere ogni film.

Si c’era sposato Ciccio Fazio in quel cinema che negli anni Sessanta era una vicenda molto chic fare il ricevimento al piano di sopra. era capitato anche a me bambino per il matrimonio di alcuni miei zii.

Casa e film, libri messi da parte e tanti film da vedere. Ma la nostra visione più ardita fu sui 14 anni. Pasolini era morto e si programmava il suo eretico “Salo’. Il clima era molto teso. I fascisti si erano premurati di venire a scrivere davanti al cinema: “Basta con le merde dei Pasolini. Viva Salo’ e Mussolini”
Le volanti presidiavano il lungo Crati Oberdan dove erano rimaste anche le sbiadite scritte del Ventennio.

Ci voleva un piano. Filone facile. Da casa Fazio introduzione nel cinema allo spettacolo delle 10, quello dei filonisti e degli assatenati di sesso vietato. In tribuna con il sudore freddo di essere scoperti io e Alessandro riuscimmo a veder il film maledetto che sarebbe poi sparito per anni. E io me la ricordo tutta l’anamnesi di quel film che mi diede un pugno nello stomaco e tanti pensieri nella mia giovane testa.

Non avevo invece potuto far nulla qualche anno prima per vedere “Ultimo tango a Parigi”. Troppo piccolo e troppa vigilanza per superare il vietatissimo film che tutti volevano vedere. Con morbosità e rabbia ricordo la fila delle persone allo spettacolo delle 20 che raggiungeva piazza Valdesi e tutti a parlare di burro e “ e cumu tu pierdi”

Jo Pinter, che di Cosangeles è il coniatore, narra invece di certi filonisti che diedero il meglio di se a un matine’ di “Ieri, oggi è domani” omaggiando Sophia Loren di riti onanistici anticipatori della stagione dei film porno che negli anni Ottanta anche in questa sala venivano proiettati ‪dal lunedì al venerdì‬.

Ma io del Morelli ricordo la prima volta che andai al cinema da solo. Questa volta niente mancia alla maschera da parte di mia madre per essere guardato e ripreso in consegna quando il suo film in altro cinema sarebbe finito. No, io vado al botteghino ed entro da solo. Un film di guerra con nazisti e sovietici che mi danno a non ricordarne il titolo.

E invece ricordo l’incanto de “La carica dei 101” uscito dal doposcuola a 8 anni a diventare animalista e antipellicce. E il Nerone non di Petrolini (anche se al Morelli vidi un vecchio Gastone con Sordi) ma quello di Pippo Franco che mi rammenta una domenica di cinema strapieno, e io che trovo un portafoglio con denaro e una abbonamento del Cosenza, che mia madre suggerisce di portare alla Gazzetta del Sud che mi dedica il primo trafiletto in pagina della mia vita titolato; “Bel gesto di un giovane tifoso del Cosenza”.

Caro Morelli ridammi i miei dieci, venti, trent’anni di ozi e impegni cinematografici. Quando andai a vedere con zio Carmine il capotreno “La più bella serata della mia vita” di Scola e mi annoiai non poco. E poi fu incubo, perché quel mio zio ad un film stava da quando entrava fino a sera con lo stesso biglietto. E pensare che da grande poi doveva andare ad amare Scola e Durrenmatt che quel film lo aveva ispirato

Si, cinema Morelli ridammi quella domenica quando con gli amici più sdruciti della sezione C e della L del liceo vecchio eravamo andati a vedere “The blues Brothers” e ne avremmo parlato per giorni e settimane mettendoci a cercare dischi e riviste americane e a dar ragione su tutto a Lello Valente che lo aveva visto ogni sera a Roma per settimane e già conosceva tutte le battute a memoria.

Ero felice con i miei amici quando fuori programma proiettarono uno dei primi concerti di Bob Marley in un teatro a Londra e i quaranta che ci eravamo piazzati in tribuna ballando dall’inizio alla fine e io che ero uno solito portare l’ombrello l’avevo aperto danzando come fossi al Carnevale caraibico.

Ridammi l’emozione di vedere “Zelig” e pensare quanto fosse geniale Woody Allen, o quella lotta catatonica nel guardare “Lucida Follia” e amare le labbra di Hanna Scygulla, o ridammi, ma per solo dieci minuti, lo sconforto della sconfitta uscendo dalla proiezione di “Anni di piombo” e camminare nella notte a discutere se era un buon film e come la regista aveva ben raccontato come i compagni tedeschi erano stati annientati.

E nei cinema non c’era solo il cinema. Io là dentro ho visto la Rivista con Nino Taranto ma non c’ero quando tirarono la verdura contro Mal dei Primitives.

Ho visto Bettino Craxi arringare discorsi, vibrare il Banco del Mutuo Soccorso e sono stato con Walter Chiari in camerino e ho intervistato Concetta e Peppe Barra prima che il Consorzio teatrale crollasse come la scena finale del film di Sansone che da da bambino avevo visto in quella sala che ha contenuto le mie tante emozioni.

Ho organizzato in quel cinema il concerto punk dei berlinesi Soldier of fortune con i compagni di “Alta tensione” e ai Gaznevada entrammo in massa tagliando uno spago di una porta d’accesso e tutta la gioventù bardata di pelle che gridava come una voce sola: “Sesso, droga e rock’n roll”.

E io del cinema Morelli e dei suoi ricordi m’incanto ancora a vedere la foto a corredo di questa memoria in cui sono insieme a Roberto e Pinocchio strappati dal Fato alle pacche sulle spalle di oggi , a Tarzanetto e a quasi tutti i Bolloks, con cui quasi ogni sera negli anni Ottanta finivamo in un cinema a mescolare sogni di celluloide e di papagna.

Ciao cinema Morelli. Tornami in sogno stanotte. Con Ciccio Fazio con cui ho visto Il mondiali del 1982 tutti per intero, riportami i gelati di Zorro, i film di Kung Fu, le tempeste ormonali dei vietati ai 14 anni, il tentare di capire Giordano Bruno e il sorriso ammirato di mamma quando vedeva l’immagine aitante di Alan Delon.

Grazie anche a te di avermi dato il Cinema come religione e il ricordo di tanto ozio, disponibilità, vacanza.

Nella foto i Bolloks davanti al cinema Morelli e il personale del cinema negli anni Sessanta con il proprietario signor Morelli. Ciccio Fazio è il terzo da destra.

 

Paride Leporace (giornalista, direttore Lucana Film Commission)

 

 

 

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