Cultura e musei al tempo del coronavirus (di Anna Cipparrone)

 

Viviamo un tempo sospeso che sembra tuttavia procedere a due velocità: quella lenta e smart di migliaia di cittadini che, nel rispetto delle norme e per il comune buon senso, vivono il lockdown tra le mura domestiche e quella velocissima e angosciante degli operatori sanitari, forze dell’ordine ed altre categorie professionali soffocate da un ritmo tiranno e incombente, tutt’altro che lento. Nella comune rinuncia alla libertà individuale si avverte l’anelito verso una dimensione corale e collettiva di libertà e si registrano, purtroppo, casi di estrema solitudine, di povertà, di costrizione nel vortice dei sempre più diffusi drammi familiari e, fortunatamente, casi di famiglie che riescono a giovare dei propri affetti, a coltivare interessi professionali e personali senza lo stress della routine. Un tempo pluridirezionale e pluriemotivo, direi! In questo articolo, per ovvie ragioni, mi soffermerò sulle modalità con cui il panorama culturale e museale sta affrontando l’emergenza, tuttavia la premessa è stata doverosa per condividere l’assoluto rispetto che, pur parlando di altri temi, nutro nei confronti di chi vive questo momento storico con difficoltà e con un indice di rischio evidentemente quotidiano e spossante.

I Musei, e con essi tutti i luoghi di cultura, sono chiusi al pubblico dalla seconda settimana di Marzo eppure risentono dell’incalzare del Covid-19 già dal mese di Febbraio avendo registrato un poderoso calo delle presenze, una riduzione ed una snaturazione necessaria delle attività per il pubblico (ingressi contingentati, abolizione di conferenze ecc.) fino alla progressiva interruzione dei servizi.  Da qualche settimana siamo nel clou dell’emergenza e risulta evidente che le Istituzioni culturali vi stiano reagendo egregiamente non potendo esprimere il ruolo che è loro universalmente riconosciuto, ovvero il ruolo di LUOGHI di valorizzazione del patrimonio, di diffusione delle conoscenze, di aggregazione, di confronto tra le comunità nel rispetto delle diversità e nell’abbattimento delle barriere, LUOGHI di well-being psico-fisico oltre che LUOGHI-“sentinella” in relazione alle problematiche sociali dei territori!

Il distanziamento sociale che ci porta oggi a tutelare noi stessi e il prossimo costituisce il nemico più  ostile dei Musei che tuttavia hanno, dal più piccolo al più grande, risposto all’isolamento con “più vita” predisponendo cioè numerose attività online, passeggiate nei Musei con i direttori e le altre figure professionali così da fornire uno spaccato sulle discipline concernenti il funzionamento dei Musei, focus su specifici aspetti delle collezioni, virtual tour o video digitali e, andando ancora oltre, corsi online, webinar, conferenze, piattaforme per la formazione a distanza fornendo -in modalità gratuita o a pagamento- una considerevole messe di soluzioni grazie alle quali i professionisti riescono a rafforzare le proprie competenze in modalità smart. Alcuni parlano di una sorta di bulimia o di horror vacui nell’uso spasmodico delle tecnologie, altri apprezzano la capacità di adattamento dei responsabili dei Musei (in questa circostanza si evince ulteriormente il ruolo determinante e imprescindibile dei tanti Direttori fac-totum), altri ancora riflettono analiticamente sui pro e i contro ed io sento di annoverarmi tra questi.

La ciclicità della storia ci suggerisce che nessuna crisi giunge di soppiatto con portata devastante, ma è quasi sempre il risultato di una varietà di fattori (spesso evidenti) e di una molteplicità di segnali (spesso inascoltati) ai quali si aggiunge un evento inatteso e traumatico. E’ pur vero che non tutte le crisi generano emergenza né tutte le crisi scaturiscono un indomabile disordine capillarmente diffuso (cosa che purtroppo è valida in ogni ambito professionale e che, in questa congiuntura, ha sancito la fragilità sociale, la vulnerabilità economica, l’inadeguatezza di talune strutture sanitarie, l’arretratezza del sistema formativo, la disattenzione verso il mondo della cultura, la centralità della sicurezza nel Paese, l’assenza totale di quella che quotidianamente chiamiamo “sostenibilità” ambientale ecc.). Le crisi rientrano a pieno diritto nel ciclo di vita di una società, di un individuo, di un’esperienza sentimentale, sportiva o professionale e la società contemporanea ne sta vivendo una che investe prepotentemente tutti i comparti dell’esistenza di questa società globale. Eppure, la crisi non è giunta di soppiatto ma ha lanciato numerosi segnali nel corso degli ultimi decenni cui si è aggiunto, al principio del 2020, il nemico omnium ovvero il Covid-19.

Anche per i Musei, che per fortuna non devono fronteggiare una emergenza in termini conservativi e di sicurezza come accade in periodi di guerra o durante le calamità naturali, l’avvento del Covid-19 ha evidenziato numerose lacune già più volte manifeste. Pur nel costante monitoraggio delle collezioni e delle condizioni di sicurezza -temi intorno ai quali sono fiorite le puntuali e imprescindibili raccomandazioni di Icom- le Istituzioni culturali stanno esperendo e affrontando in particolar modo l’assenza di professionalità dedicate al comparto della comunicazione e delle tecnologie digitali, il che ha scaturito la diffusione di una sconfinata mole di prodotti sul web spesso senza strategia editoriale, senza programmazione, senza specifici obiettivi ma soltanto per colmare un vuoto o, peggio ancora, per uniformarsi agli altri. Sebbene l’era delle trasformazioni digitali abbia in questi anni ampiamente coinvolto, fortunatamente, i Musei tanto in termini di indagini diagnostiche, di ricerca, di conservazione e monitoraggio, quanto in quelli di divulgazione, di inclusione e accessibilità, di audience engagement, di profilazione e gestione dei pubblici, di promozione e comunicazione, 3D ecc., appare chiaro che per molti Musei manca ancora del tutto la figura (permanente o in condivisione con altri istituti) del Digital Manager, ovvero l’esperto digitale, mancano gli strumenti, manca la visione programmatica. Il nascente Sistema Museale Nazionale, la pubblicazione del Piano Triennale per la digitalizzazione e l’innovazione dei Musei da parte della DG Musei, il proliferare di studi e esperienze virtuose sul tema nonchè l’attività costante della Commissione Icom “Tecnologie e Beni Culturali”, indirizzano verso l’inclusione -negli organici dei luoghi di cultura- di un esperto in ambiente digitale in grado, per specifiche competenze, di coniugare contenuti, soluzioni tecnologiche, esigenze dei destinatari e, in primis, obiettivi istituzionali. Tuttavia questa figura professionale, specie nei Musei non Statali, risulta ancora troppo spesso improvvisata, sovente aggiunta alle funzioni dei membri già in organico o ancora peggio, pur essendo esperta nelle digital technologies quasi mai è informata della mission e degli obiettivi istituzionali del Museo (cosa che ad esempio accade all’interno di istituzioni -pubbliche o private- che propongono più di un progetto contemporaneamente).

Stando così le cose e pur usufruendo al momento delle bellissime iniziative proposte dai Musei per avvicinare i pubblici rimasti a casa, la domanda è: cosa faremo dopo la crisi? Come ci comporteremo se e quando potremo tornare nei nostri Musei ad espletare un servizio, ritenuto essenziale dal Parlamento, nei confronti delle comunità? Cosa ne faremo dei pubblici raggiunti online in questi mesi di isolamento e come (e se) faremo tesoro dei tentativi di comunicare e coinvolgerli a distanza? Come tutte le crisi anche questa ci avrà insegnato qualcosa per cui sta a noi, se e quando sarà possibile, rendere questa emergenza un monito per il domani, dalla sanità all’inclusione sociale, dal rispetto dell’ambiente alla formazione su tutti i livelli, coinvolgendo naturalmente anche Musei e luoghi di cultura.

I Musei di Cosenza (si veda numero Infonight di Gennaio) sono operativi -anche a distanza- nel costante tentativo di mettere in piedi una rete e mantengono fra loro i contatti grazie alla volontà dei Direttori di costruire un accordo volto alla valorizzazione plurisoggettiva ma coordinata del patrimonio museale della città. I Musei di Cosenza, chiusi al pubblico ma abitati da meravigliose collezioni, dovranno anch’essi fronteggiare il lento rientro alla normalità, pertanto lo strumento della rete risulta ancora più urgente di prima. Riflettevamo recentemente sull’ottimizzazione dei servizi che può comportare la costituzione della rete dei Musei e sulla diffusione di una solida e univoca immagine che dalla rete deriverebbe, così come riflettevamo circa la necessità di prevedere luoghi comuni di conservazione, protocolli condivisi per l’accessibilità e la sicurezza e per fronteggiare le emergenze (i terremoti nel nostro territorio ne costituiscono la rima voce in elenco).

Oggi, la crisi dovuta al coronavirus ci induce a riflettere sulla “banale” ma evidente necessità di dotare capillarmente di una rete wifi e di specifici dispositivi i Musei della città e, ancor di più, sulla possibilità di costruire ambienti digitali che mettano in connessione i Musei (collezioni, attività, persone) sia tra di loro che con i cittadini e le scuole al fine di rendere costante e aperto a tutti l’accesso alla cultura e affermare universalmente che i Musei costituiscono un ambiente di apprendimento multidisciplinare inesauribile. Sarà utile creare piattaforme condivise di prenotazione anche per soddisfare l’esigenza di contingentare e monitorare -almeno nella prima fase- gli ingressi nei Musei (se guardiamo al caso cinese ed alla creazione di sistemi di controllo dei tesserini sanitari dei visitatori immaginiamo, per il futuro, uno scenario quasi surreale). In questa direzione esorto la Regione Calabria a destinare, nel post crisi, le opportune risorse per il conseguimento di questi obiettivi nel già evidente impegno e costante sforzo che essa esprime per favorire il consolidamento e il potenziamento delle realtà museali del territorio calabrese ed il loro adeguamento ai LUQV (livelli uniformi di qualità) previsti dal nascente Sistema Museale Nazionale in cui la Calabria sta svolgendo un ruolo attivo.

La crisi ha provocato un’immediata e traumatica alfabetizzazione digitale delle scuole e di molti luoghi di cultura (ponendo in risalto altre inefficienze tra le quali la disuguaglianza sociale nell’accesso all’istruzione -che per fortuna pare sia stata immediatamente colta-, la drammatica precarietà e l’isolamento della maggioranza dei professionisti della cultura e del turismo -fortunatamente sono state previste e pubblicate misure straordinarie da parte del Mibact-) e, per il futuro, impone il ripensamento delle priorità -individuali e collettive-, la risoluzione degli elementi di inadeguatezza presenti nelle nostre realtà, la cancellazione immediata di pregiudizi e opportunismi, l’abolizione dei meccanismi burocratici rallentanti ed uno snellimento di talune procedure e modalità di formazione, accreditamento ai progetti, svolgimento del lavoro e valorizzazione del patrimonio che potranno determinare una ripresa energica ed una straordinaria crescita.

La vera sfida -se supereremo l’emergenza grazie a quelle categorie professionali citate in principio le quali stanno in questi giorni sostenendo il mondo- sarà quella di “imparare la lezione” : trasformare le criticità in opportunità di rilancio senza cadere nell’errore del cattivo utilizzo delle risorse ed evitando che cada nell’oblio l’esperienza maturate in questo tragico momento.

Ci auguriamo tutti che la riapertura e il ritorno alla normalità giungano al più presto e nel frattempo vi invito a seguire le attività del Mibact “Gran Virtual Tour”, “Italia chiamò”, “ArtyouReady”, le raccomandazioni e pubblicazioni di Icom, le numerose mostre fruibili online (da Raffaello alle Scuderie del Quirinale a Jean Van Eyck, in mostra a Gent, fino a Luca Giordano in mostra a Capodimonte ecc.), i videogiochi (a Marzo risale la riedizione in lingua napoletana del game Father & Son realizzato per il MaNN), i quiz, i giochi online, le proposte dei Musei di Roma #laculturaincasa, le attività per bambini, i viaggi virtuali, le pubblicazioni costanti dei Musei della Direzione Regionale calabrese, dei Musei civici e diocesani della regione, delle numerose realtà private (la Fondazione Giuliani sta valutando la possibilità di proseguire gli “Aperitivi Culturali” in modalità webinar www.villarendano.it). Eppure il mio invito odierno diventa una esortazione a tornare -domani- nei Musei con uno spirito nuovo e rinvigorito da questa forzata lontananza nella comune consapevolezza che la partecipazione culturale generi uno stato di benessere, sia in salute che in malattia, e produca il recupero della fiducia nel futuro oggi più che mai auspicabile. Visitate i Musei per garantire loro una ripartenza sicura dopo la crisi e per ricongiungervi con una comune matrice identitaria.

 

Anna Cipparrone

(Direttore Museo multimediale Consentia Itinera, componente Commissione Nazionale per il SMN)

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