Il tema dell'amore per sempre in scena al Morelli con Bartolomei (7 Ott 2016)

 

Al Teatro Morelli di Cosenza arriva "I Cinque linguaggi dell'amore", spettacolo ideato e interpretato dal regista e narratore romano Pierluigi Bartolomei (Preside Scuola ELIS). liberamente tratto dall'omonimo libro di Gary Chapman, uno psicologo cristiano cattolico americano. Dopo oltre 150 repliche in tutta in Italia, lo show sarà anche a Buenos Aires al teatro Coliseo per gli italiani in Argentina.  Il tema è universale:  che fine fa l’Amore dopo il fidanzamento e se è ancora lecito e percorribile il sogno di un Amore per sempre. "Recentemente-racconta Bartolomei- mi sono improvvisato sceneggiatore/form-attore mettendo in scena il libro di Chapman che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo. La lezione spettacolo consiste in una modalità formativa tenuta dal sottoscritto, che da solo sulla scena per due ore tiene in allerta il pubblico passando loro contenuti di grande spessore valoriale senza essere pesante come in una conferenza tradizionale.Una sigla d’apertura a tema, una musica pertinente per ogni linguaggio, un monologo da cabaret, modello Brignano, su fatti matrimoniali di vita vissuta,due spalle multimediali (pochi minuti di filmati comici a tema, Sordi, Verdone, i Simpson, love bugs, Carlo e Alice, ecc.) e una slide centrale sulla scena per ogni linguaggio che fissa i temi più importanti, il vero distillato dello spettacolo. Sulla scena lo storyteller, sempre io, da solo con un serbatoio di un’ autovettura colorato rosso fuoco". Ma conosciamo meglio tramite un'intervista di IM. Che cosa la ha spinta a mettere in scena uno spettacolo a partire da quel libro? "L’aveva già sperimentato con sua moglie? "Un giorno Emanuela mi telefonò in ufficio: «Io e te dobbiamo parlare…». Qualunque uomo davanti a una richieta del genere sa che cosa l’aspetta. Per cui, dopo essermi fumato l’ultima sigaretta come i condannati a morte, sono timidamente rincasato. Giunto a casa mi disse di aver letto il volume di Chapman. Mi chiese di leggerlo perché avrei saputo molte più cose di lei. Io risposi che quello che sapevo bastava e avanzava: «Non credo che leggerò quello stupido libro!». E invece? "In bagno, dove ho una libreria personale, iniziai a sfogliarlo. Lo trovai prima banale poi interessante per una sceneggiatura teatrale con l’ausilio della multimedialità e della musica. Insomma: qualcosa che favorisse l’apprendimento e che permettesse allo spettatore di leggersi un libro in un paio di ore capendo addirittura quello che c’è scritto sopra. Da ragazzo, vincendole, avevo partecipato alle selezioni per il laboratorio teatrale di Gigi Proietti. Ma mio padre, poliziotto e sospettoso, non mi permise di proseguire. Da allora mi era rimasto il desiderio di salire sul palco". E così, grazie al dottor Chapman, è andato in scena. "Sì. Pensai che il cabaret potesse funzionare per veicolare contenuti buoni e non per estorcere una risata dopo aver detto parolacce. Un cabaret a cinque stelle con una dignità diversa. Come preside, avevo maturato l’idea che la famiglia influisce al 70/80% sulla performance scolastica dei ragazzi. Volevo “restituire” agli adolescenti un luogo di relazioni per crescere in maniera equilibrata e armoniosa. Come ha organizzato la trasposizione teatrale? "Lavorando sulla relazione, per fornire ai genitori delle soluzioni che rendessero possibile il sogno di un 'amore per sempre'. Mi sono fatto aiutare da Aldo Rami della Rai, già sceneggiatore di Drive in. Feci una prima in un teatro romano. Chiamai lo spettacolo “Better relation through communication”. Pensavo a una platea di manager per convincerli che conciliare lavoro e famiglia è fondamentale per ottenere risultati in azienda. Ottimo successo. Ma non era ciò che volevo". E che cosa voleva? "L’azienda, in un certo senso, è malata terminale e forse non è più in grado di guarire. Volevo soltanto le famiglie. Pensai a una lezione spettacolo e mi battezzai “storyteller” perché raccontavo nei monologhi fatti di vita vissuta nella mia famiglia. Un giorno fui invitato a 'A sua immagine' su Raiuno e parlai dell’idea. Tornato a casa la redazione del programma mi riempì di telefonate perché tanta gente voleva che facessi lo spettacolo nella loro città. In Chapman che cosa l’ha colpito? "L’estrema semplicità, la straordinaria efficacia e l’onestà di dire che il rapporto può migliorare, ma senza farti credere che i linguaggi siano una pozione magica. Tutto dipende da te". E questo l’ha aiutato con sua moglie? "Emanuela lavora in tribunale come cancelliere. È totalmente diversa da me. Io credo di essermi innamorato prima di tutto dei suoi difetti. Lavora in silenzio e nelle relazioni personali. Si sente comunque una specie di ideologa avendo acceso la miccia…". Quale messaggio vuole trasmettere con il suo monologo? "Il grande Otto Eduard Leopold von Bismarck-Schönhausen in una lettera alla sua giovane sposa - che, timida creatura, non lo aveva accompagnato in tutte le vicissitudini della sua brillante carriera, gli ripeteva: «Ti dimenticherai di me, piccola provinciale, tra le tue principesse e ambasciatrici» - le disse: «Dimentichi che ti ho sposato per amarti? Non semplicemente perché ti amavo, ma per amarti. Il che significa gettare l’ancora nel futuro». L’Amore è una scelta". Che rapporto nasce con il pubblico? "Non si muove per due ore e mezzo senza interruzione, un tempo soltanto. Non abbandonano la poltrona nemmeno per il bagno: sono divertiti perché rivedono loro stessi, s’immedesimano e si danno la gomitata quando quel linguaggio corrisponde esattamente al loro e sentono il desiderio spontaneo di comunicarlo al coniuge di fianco". 

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